PIANO DELL'OPERA
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L’Ampelografia (dal greco àmpelos - vite, tralcio) è la scienza che si occupa di individuare, denominare e classificare le molte varietà della vite, attraverso analisi che prendono in considerazione le caratteristiche peculiari della pianta, la sua morfologia e le diverse fasi del suo sviluppo.
È grandissima la varietà dei vitigni coltivati, in gran parte appartenenti alla specie Vitis vinifera e più in generale al genere Vitis della famiglia delle Vitaceae.
La storia di questo ramo del sapere ha radici antiche. Già lo studioso latino Columella propose una suddivisione dei vitigni in base a criteri di utilizzo e di merito, dando anche qualche informazione su dimensione e aspetto dei grappoli, tipologia e colore degli acini, attitudini colturali ed enologiche.
All’inizio del 1300 il bolognese Pietro de Crescenzi realizzò un’opera giustamente ritenuta fondamentale in questo campo. Altri studiosi dal Rinascimento in poi lo seguirono offrendo nuovi contributi allo sviluppo dell’Ampelografia fino all’abate François Rozier che nel Settecento non solo realizzò il primo vigneto collezione per lo studio delle varietà di vite, ma raccolse il materiale per un primo catalogo dei vitigni, compreso nel primo volume del Traité théorique et pratique sur la culture de la vigne.
Gli studi ampelografici e soprattutto l’impegno verso il miglioramento genetico trovarono un rinnovato vigore nella seconda metà dell’Ottocento in concomitanza con l’invasione della fillossera della vite (Daktulosphaira vitifoliae), insetto fitofago proveniente dal Nuovo Mondo che distrusse una enorme quantità di vigneti europei. Il problema fu definitivamente superato con l’introduzione dell’innesto delle varietà del vecchio mondo su ‘piede’ americano ed il reimpianto post-fillosserico dei vigneti determinò una repentina variazione dell’assortimento varietale.
Un notevole passo avanti negli studi ampelografici si deve anche al piemontese Giuseppe dei Conti di Rovasenda, che nel 1877 pubblicò il Saggio di una ampelografia universale dove elencò circa 5.000 voci relative ai vitigni ed ai loro sinonimi. Questo, come altri lavori pubblicati in Europa a fine Ottocento, fu un riferimento per gli ampelografi dell’epoca, tra cui i collaboratori di Pierre Viala e Victor Vermorel, curatori dell’opera che costituisce il punto di partenza di questo progetto editoriale.
Opera edita in sette volumi tra il 1901 ed il 1910, l’Ampélographie – Traité général de viticulture è riconosciuta come una pietra miliare nello studio dei vitigni e delle loro caratteristiche. Sono ben 3200 pagine che presentano diverse centinaia di vitigni di cui si danno riferimenti geografici, colturali, enologici, morfologici e linguistici.
Victor Viala fu affiancato da 85 collaboratori nell’impresa di catalogare vitigni provenienti da moltissimi paesi: Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Italia, Algeria, Tunisia, Russia, Grecia, Portogallo, Ungheria, Serbia, Romania, Israele, Stati Uniti, Cile.
Grazie al senatore Victor Vermorel che finanziò generosamente l’iniziativa, fu inserito un corredo iconografico di 497 cromolitografie a tutta pagina.
Queste immagini hanno reso l’Ampélographie non solo un saggio scientifico, ma una vera espressione di maestria tipografico-editoriale.
L’Artistica Editrice ha recuperato in tutta la loro bellezza le tavole, ma ha anche voluto che le immagini fossero corredate da riassunti in Italiano, fedeli ai testi originali, elaborati da Anna Schneider, Giusi Mainardi e Stefano Raimondi, apprezzati esperti nel settore della Viticoltura e della sua storia. I riassunti sono stati tradotti anche in Inglese.
Perché un’ampia parte dell’opera fosse dedicata specificamente ai vitigni italiani, l’Editore ha inoltre ritenuto di inserire anche altre due raccolte di schede e tavole litografiche tratte da due opere nazionali: la Pomona Italiana di Giorgio Gallesio (edita tra il 1817 ed il 1839), che presenta 26 cultivar italiane di vite, e l’Ampelografia Italiana, che propone 28 vitigni nazionali, pubblicata dal Ministero dell’Agricoltura a partire dal 1879.
