L'AMPELOGRAFIA ITALIANA
L’idea di una Ampelografia Italiana nacque al termine degli anni ’60 del XIX secolo, quando iniziative di studio sorsero spontaneamente in alcune province italiane, prime tra tutte quelle di Treviso ed Alessandria (1869). Furono forse queste iniziative dei Comizi Agrari a spingere il Ministro d’Agricoltura, l’onorevole Stefano Castagnola, a deliberare nel 1872 la compilazione di una Ampelografia generale italiana, da costituirsi per opera di due Commissioni, incaricate degli studi ampelografici rispettivamente per l’Italia settentrionale e meridionale. Negli anni successivi il Comitato Centrale di Ampelografia e le Commissioni provinciali produssero una cospicua mole di studi, riportati principalmente nei 22 fascicoli del Bollettino Ampelografico (1875-1887).
Nel 1879 il Comitato Centrale iniziò la pubblicazione di questa grande opera, che doveva comprendere la descrizione di tutti i vitigni coltivati in Italia, accompagnata da una grande tavola cromolitografica illustrante il vitigno. Nello stesso anno in cui fu edito il primo fascicolo dell’opera, il 1879, la fillossera e la peronospora della vite facevano la loro comparsa in Italia obbligando a destinare alla lotta contro questi flagelli molte delle energie e delle risorse a disposizione del settore viticolo.
La pubblicazione dell’Ampelografia Italiana dovette limitarsi, pur nell’arco di ben 11 anni, all’uscita di 7 fascicoli, riportanti descrizioni ed illustrazioni di 28 vitigni nazionali. Largamente incompleta, l’opera ha il suo maggior pregio nelle grandi tavole illustrate, cromolitografie derivate da dipinti, molti dei quali veri capolavori.