STORIA DELL'AMPELOGRAFIA
La storia dell’Ampelografia ottocentesca
Il 1800 vede la nascita e lo sviluppo dell'ampelografia moderna. Se ne crea la definizione, l'ambito, i metodi. Diventa una disciplina dall'importante valenza economica, strumento essenziale della rinascita e dello sviluppo del vigneto europeo.
In un mondo che comincia ad aprirsi al commercio internazionale, diventa sempre più importante fare il vino buono e in aree vocate, in modo che entri a tutti gli effetti nell'ambito economico del commercio. I primi ampelografi ottocenteschi si dimostrano consapevoli che il loro lavoro ha delle importanti valenze di tipo economico.
La necessità di conoscere le uve per migliorare la produzione è ben nota agli enologi illuminati di inizio Ottocento. Si può ad esempio citare il generale Staglieno:
"Farebbe mestieri, per trattare più a lungo siffatto punto, che s’imprendesse ad esaminare e riconoscere le specie molteplici delle piante delle uve indigene delle varie provincie, e la loro esposizione rapporto al clima, al terreno, ecc." in modo che, con l'utilizzo delle corrette pratiche enologiche, "potrà questo nostro vino paragonarsi, per bontà, colore e sapore, a quello del Cap: in guisa che eguaglierebbesi, col valore di poche bottiglie, il prezzo di una brenta dell’attuale".
Le basi teoriche
Perchè sia possibile compiere uno studio ampelografico sono necessarie due condizioni di base: che il numero di varietà non sia infinito, che sia cioè un insieme che non superi le capacità umane, e che le varietà abbiano dei tratti fisiologici stabili, invarianti rispetto al suolo, al clima, etc.
Entrambe queste condizioni sono discusse, in certi casi lungamente, dagli studiosi di inizio Ottocento.
Per il primo punto Giuseppe Acerbi può rappresentare la posizione che si delineerà poi complessivamente: il numero di varietà è abbordabile.
"Bisogna adunque ricorrere ancora alle descrizioni e fare colle viti ciò che i botanici hanno fatto colle piante. Se essi sono riusciti ad intendersi con circa sessantamila individui, perché nol potranno gli agricoltori con solo mille o forse meno?"
La prima Commissione Internazionale di Ampelografia
Nel 1872 a Vienna si costituisce la prima Commissione Internazionale di Ampelografia, con l’intento di coordinare le attività dei diversi Paesi e giungere alla stesura di un catalogo ampelografico generale.
Il lavoro più importante di questa Commissione, e che ha lasciato una traccia, fu il Catalogo ampelografico generale, compilato da Hermann Goethe nel 1876, e che fu intitolato Ampelographisches Worterbuch. Si ebbe poi, nel 1878, un'edizione interamente rifatta e corretta, col titolo Handbuch der Ampelographie.
Nasce il Comitato centrale Ampelografico Italiano (1871)
In Italia l’On. Castagnola, Ministro per l’Agricoltura, Industria, Commercio di un’Italia da poco riunita in Nazione, visto il parere del Consiglio d’Agricoltura del 16 aprile 1872, emanò il 20 giugno dello stesso anno un Decreto con il quale istituiva il Comitato Centrale Ampelografico. Questo Comitato aveva lo scopo “di dirigere e coordinare i lavori Ampelografici che si eseguiscono dalle Commissioni locali, e preparare i materiali per la compilazione diun’Ampelografia Italiana”.
Presidente del Comitato fu nominato Francesco de Blasis. Nel 1874 a seguito della scomparsa del De Blasis, fu nominato alla presidenza Francesco Lawley.
Il compito del Comitato Centrale e delle Commissioni Provinciali è lo studio dell’intero patrimonio ampelografico presente sul territorio nazionale, ivi comprese le caratteristiche enologiche, e la creazione di un vero e proprio inventario viticolo di quei tempi. I resoconti dei lavori delle Commissioni Provinciali vengono pubblicati dal 1876 al 1887 nel Bollettino Ampelografico, uscito in 22 fascicoli che costituiscono una fonte di informazione di straordinaria importanza in quanto vere e proprie “fotografie” della viticoltura del passato, riportanti notizie su vitigni antichi oggi quasi scomparsi, dei quali si sarebbe persa ogni traccia se non si disponesse di tale fonte di divulgazione.
In tutti i Paesi viticoli vengono redatti i Cataloghi Ampelografici nei quali vengono descritte le caratteristiche dei diversi vitigni, spesso accompagnate da disegni a colori e, successivamente, da fotografie (Viala e Vermorel, 1901‐1909; Molon, 1906).
Ma l'opera più bella pubblicata dal Comitato Centrale fu l'Ampelografia italiana. Usciva in fascicoli, di cui il primo porta la data del 1879, e l'ultimo, che fu il settimo, quella del 1890. Questi fascicoli contengono la descrizione di 28 varietà di uve italiane, alle quali furono unite altrettante grandi tavole cromolitografiche, disegnate e dipinte da G. Falchetti e F. Rassat.
Di quest' opera si pubblicarono solo 600 copie, ben presto esaurite per le pressanti richieste.
Col decreto 20 marzo 1887 si sostituisce al Comitato centrale ampelografico una Commissione centrale di viticoltura ed enologia, composta di 12 membri; e con decreto 4 novembre 1888 si sostituiscono alle vecchie Commissioni provinciali ampelografiche, altre col titolo di Commissioni provinciali di Viticoltura ed Enologia.
All'inizio del 1900, dopo tante battaglie sostenute per combattere il sistema distruttivo, sul quale riposava e s'imperniava tutto il nostro servizio antifillosserico, inizia il grande lavovo di ricostruzione del vigneto italiano, che durerà decenni portano i frutti applicativi di tutta la serie di studi che nel 1800 avevano visto la nascita e lo sviluppo dell'Ampelografia.